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“…Abbiamo seguito le numerose piste della scomparsa di sé, gli stratagemmi dei nostri contemporanei per scivolare tra le maglie del tessuto sociale e rinascere altrove, in una versione diversa, oppure cancellarsi nella segretezza, nella solitudine, nell’assenza… Tentazioni molteplici di disfarsi delle costrizioni di un’identità che talora affatica.”

David Le Breton, Fuggire da sé. Una tentazione contemporanea

 

“Passeggiare un poco fuori della vita”

 di Valentina Lo Mauro

(…) L’affresco contemporaneo descritto da Le Breton è una narrazione delle forme della scomparsa di sé e del fuggire da sé. Le giornate di studio sono uno spazio di interrogazione sia sulle strategie attraverso le quali fronteggiamo i compiti emotivi, lavorati, evolutivi che questo contemporaneo ci propone e ci obbliga a compiere, sia i modi attraverso cui è possibile sottrarsi al mondo. In questo momento storico è difficile e faticoso stare al mondo. Questa fatica la riscontriamo nel non avere tempo, nel non avere spazio, nel coltivare o nel sentire di non poter mai esserci del tutto o completamente, di essere sempre un po’ fuori dalle esperienze vissute. Proprio questa fatica sembra essere il nucleo delle configurazioni psicopatologiche con le quali, come clinici, lavoriamo e impariamo a pensare.

La sparizione, la scomparsa di sé sono dei temi inesauribili perché ciascuna delle strategie fenomenologiche della scomparsa di sé (la fuga, lo sparire, il disapparire, il rischio suicidario, il ritiro) sono delle strategie dense in quanto ciascuna contiene un destino particolare ed anche un esito specifico.

Ciascuna di queste forme della scomparsa di sé, inoltre, è una fenomenologia densa in quanto contiene una grande ambivalenza, contiene un significato che non si riduce solo all’abdicazione da sé, ma esprime anche una risorsa potenziale: quella di potersi rideterminare, determinarsi nuovamente attraverso un’operazione di oltrepassamento di sé. Quest’ultima è quell’operazione che ci rende capaci di trascendere l’attuale, di pensare altrimenti e di rimetterci nella vita profondamente trasformati. (…)*

 

*il testo  per esteso  della relazione in  “Difficili identità contemporanee: forme della scomparsa di sé”. Atti, novembre 2017 (in press)

 

 

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